"Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce" ☺ B. Pascal ☺

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce
☺ B. Pascal ☺

sabato 15 maggio 2010

sabato 24 aprile 2010

25 APRILE 2010, Commemorazione della LIBERAZIONE

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Epigrafe dettata da Piero Calamandrei per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione del criminale nazista.

domenica 21 marzo 2010

IMMATURI PERCHE', daniela



Tu padre amico fratello amante
Io sola stagliata chiara
con tutti i miei immaturi perchè
quando tutto il mondo mi chiede di più.
Io ci sto, ed in questo gioco mi scopro, mi supero
con un passo addietro, buttata nella vita,
imparo
che più si fa luce più la fine s'avvicina.
cos'è questa gioia di scoprire
te, lui, l'altro accomunati da che?
Io ci sto.

giovedì 11 marzo 2010

tempo d'amore, tempo di morte, edo



A quel tempo la gatta che frequentava il nostro giardino, dal pelo candido chiazzato di nero sul dorso e sul muso, cominciò a miagolare strano e d’improvviso apparvero , chè non s’erano mai visti prima, numerosi gattoni chi fulvo , chi nero , chi grigio, irrequieti la seguivano ovunque.
Ella sembrava non nutrire alcun interesse per loro e così se ne stava accovacciata, assorta in chissà quali fantasticherie mentre loro le gironzolavano intorno, annusando e sbuffando.
A volte accadeva che si azzuffassero irosi mentre lei scappava a nascondersi nel folto della siepe.
Qualche tempo dopo i lamenti notturni tacquero ed i gattoni sparirono nel nulla; solo la gatta rimase, più sonnacchiosa e languida che mai a riposare sul muricciolo esposto al sole accanto al cancello d’ingresso.
Presto notai che i suoi balzi alla vista del cibo o il suo arrampicarsi al di là del vetro per richiamare la nostra attenzione, si fecero lenti e goffi ed il ventre cominciò ad apparire gonfio e pesante.
La scovai una mattina mentre rovistavo alla ricerca di un attrezzo, sdraiata in un cartone nel mucchio della legna tagliata per la stufa, il pelo ancora macchiato di sangue rappreso a proteggere col suo corpo tre esserini tremanti, più sorci che gatti, con gli occhi serrati a contendersi i suoi capezzoli.
La premiammo con dosi doppie di latte e bocconcini di carne, perché badasse ai suoi piccoli invece di vagare alla ricerca del cibo..
Loro s’ammucchiavano ben stretti a scaldarsi l’uno all’altro quando lei mancava ed aprivano d’istinto la bocca scoprendo il tenero rosa della lingua quando avvertivano una presenza, qualunque, non solo la sua.
Un giorno la sorpresi mentre trascinava uno dei cuccioli , stretta la bocca al suo collo e venne a deporlo sullo stuoino, dove di solito abbandonava le prede che catturava in giardino.
Mi parve quasi che volesse affidarli a noi mentre lei mancava, ma non capivo perché.
Ne parlai con Max e lui mi disse che voleva così metterli al sicuro dai maschi che usano sopprimere i piccoli in sua assenza per liberarla dalle cure parentali e renderla disponibile ad un nuovo accoppiamento.
Mi sembrò crudele, ma così fu.
Dopo qualche giorno dei cuccioli più nessuna traccia e lei ricominciò quel suo strano miagolio e riapparvero i gattoni dalla coda robusta più di una corda d’ormeggio di un peschereccio.
Crudeltà, cattiveria, istinto perverso? Non so. Nel mondo degli umani a volte capita di peggio.
Provai a rifletterci su e lentamente tutto m'apparve né illogico, né crudele ; ma soltanto reale.
Ed il reale non rientra in un ordine prestabilito; esso è semplicemente indifferente a qualsiasi pietà, a qualsiasi affanno.
Inutile voler dare una ragione o addirittura un giudizio morale su ciò che naturalmente accade nella necessità.
Aprile2000.

lunedì 7 dicembre 2009

"ora é il momento di ricostruire...“, Laura


Ho letto ora tutte le mail, le lettere, i documenti, i riassunti delle riunioni inviati.
Forse é tardi per dire la mia, e mi scuso, qui in Camerun spesso abbiamo problemi con internet.
Ho letto le due posizioni. E, ho parlato anche direttamente con Auremir anche se questo é successo all’”inizio” del problema.
Alcune persone che sono nella lista dei soci e dei ex-soci non le conosco, nemmeno di vista. Altre si’.
Purtroppo credo di non avere il quadro completo della situazione, con tutti i dettagli perché dalle mail arrivate non é possibile averlo, ed ho come l’impressione che anche una buona parte delle persone della lista non sia ancora riuscita, nonostante i vari incontri e le varie comunicazioni, ad avere un vero quadro della situazione, un quadro completo, con tutti i dettagli.
Ho letto pero’ una cosa che accomuna tutte le posizioni: l’attacco e la difesa. Sembra una situazione di guerra, dove ogni parte in gioco lancia l’attacco e sta in posizione di vantaggio, ogni parte in gioco lancia la difesa, e sta in posizione di svantaggio... e poi ad un certo punto, il tutto si ribalta, all’opposto. E poi ci sono effimeri trattati di tregua e di pace. E poi ricomincia di nuovo, e si ribalta di nuovo. Fino a quando? Fino a che una grossa bomba non farà esplodere tutto. Allora la guerra sarà finita. E insieme alla guerra sarà finito tutto quanto.
Ho lasciato l’associazione ormai tanti anni fa. Allora ero ancora “una bambina”, aveco poche idee chiare nella mia testa, avevo poche competenze per poter comprendere tutte le dinamiche e avevo poche esperienze.
Ricordo bene pero’ le ragioni per cui avevo lasciato l’associazione, anche se forse non le ho mai spiegate a nessuno di voi, se non averne parlato, ai tempi con i miei genitori. E ricordo bene l’occasione in cui ho deciso di lasciare l’associazione. Si discuteva sulla costruzione dei primi laboratori. Da quel giorno tanto tempo é passato, tante situazioni si sono succedute e tante cose sono sicuramente cambiate. Ricordo bene pero’ che quel giorno ero rientrata a casa dalla riunione molto arrabbiata perché sentivo che dall’Italia si prendevano decisioni che non spettavano all’Italia. Perché mi sembrava che alcune opinioni fossero meno rilevanti di altre e, che le opinioni meno rilevanti, erano quelle delle persone che erano state in Brasile, che avevano vissuto la realtà di là. E, nella mia testa, quelle sarebbero dovute essere le opinioni puiù rilevanti.
Ero ancora una bambina, e non potevo capire davvero il fondo di tutto quello su cui si discuteva. E pensavo che la mia opinione, in quelle discussioni, non poteva avere valore. In fondo ero tra i soci solo perché ero stata due volte in Brasile, alla scuola.
Ora sono in Camerun da 5 anni, vivo in una missione, gestisco progetti, gestisco finanze, amministrazione, personale, didattica. E conosco bene questa realtà, che seppur diversa sotto alcuni aspetti, dal Brasile che ricordo, vi ho sempre trovato anche moltissimi aspetti in comune. Tutti quegli aspetti che accomunano questi Paesi ancora colpiti da situazioni che noi, in Italia, possiamo solo immaginare e vedere alla televisione. E’ diverso. E’ molto diverso toccarle con mano.
Ed é molto diverso gestire soldi dall’Italia per aiutare questi Paesi rispetto al gestire gli stessi soldi qui, davanti a queste persone.
Nelle mie diverse esperienze, in Brasile, in India ed ora qui in Cameroun, ho incontrato diversi tipi di “occidentali”, che lavorano in questi Paesi o che lavorano dall’Europa per questi Paesi. C’é il missionaro, l’imprenditoré, il cooperante, il turista e l’Uomo. Queste categorie non le elenco nel senso di “professione” ma nel senso più profondo di attitudine interiore.
Quello che voglio dire é che un prete missionari non é per forza un missionario di attitudine interiore, come dice il termine, e che un’imprenditore di una grande azienda petrolifera non é obbligatoriamente un imprenditore nel suo vivere. Quello che conta non é il ruolo o a funzione che si ha, ma l’attitudine interiore, il modo di relazionarsi con le persone.
Il turista non ha relazioni, osserva l’ambiente, il paesaggio, il folclore, si stupisce per le case di paglia, per le fogne per strada, fotografa tutte le danze tradizionali, soprattutto quelle in cui si mostrano quelle belle immagini stereotipate (gonnelline di piume, seno nudo, etc). E interviene con frasi del tipo “ora riparto per il mio Paese civilizzato”. Come se invece questi paesi fossero incivili. Il turista non crea relazioni.
Il missionario ha un grande cuore e fa quello che voi chiamate “assistenzialismo”, fa grandi costruzioni, dà lavoro, crea servizi. Ma sta sempre nella sua alta posizione, scende poco nel cuore della gente. Ha tutta una serie di idee precostituite su come gestire la sua vita e la vita degli altri, su cosa é giusto e su cosa é buono. Fatica a calarsi nella cultura del post per comprenderne le dinamiche, anche se vorrebbe farlo. E non riesce ad immaginarsi questi posti senza il suo intervento. Difficilmente dice no. Ma allo stesso modo difficilmente crea situazioni e contesti che in un futuro potranno “autogestirsi”. Ha potere monetario. Crea relazioni unidirezionali, di dipendenza.
L’imprenditore é il potere dei soldi. L’imprenditore non guarda in faccia a nessuno e a niente. Ha il suo obiettivo e quello deve raggiungere, con il minimo costo e il massimo dei profitti. L’imprenditore ha il comando, ha le conoscenze, ha la posizione sociale che mette in bella mostra per avere davanti a lui e sotto di lui una serie di persone in ginocchio. Attira con l’inganno di una migliore vita futura. Ma poco gli importa, la vita futura degli altri. La sua logica di ragionamento é esclusivamente quella del budget. Crea relazioni unidirezionali, di sottomissione e di potere.
Il cooperante sogna. Sogna un mondo migliore, sogna un mondo più giusto, sogna relazioni paritarie, sogna sviluppo secondo i criteri locali di sviluppo. Lavora per questi sogni e si perde nei suoi sogni senza tener conto della realtà. Rifiuta il mondo occidentale e si immerge nella realtà locale, pensando di poter essere e vivere come loro, e nello stesso tempo sapendo che non lo sarà mai. Finisce per essere disadattato in entrambi i posti, ma continua a sognare e non si arrende. Crea relazioni di diverso tipo e spesso cerca se stesso in queste relazioni.
E infine c’é l’Uomo. L’Uomo che in quanto tale crea relazioni perché é lo scopo profondo della sua esistenza. L’uomo che lotta con il suo io e che cerca di comporre i pezzi del puzzle del mondo e della vita. L’uomo con le sue certezze e le sue contraddizioni, con le sue capacità e i suoi errori.
L’Uomo che che si guarda intorno da turista per scoprire.
L’Uomo che ha un cuore grande e non sa dire di no.
L’Uomo che deve fare sempre purtroppo i conti con i soldi.
L’Uomo che sogna un mondo migliore.
L’Uomo che vive.
L’Uomo che sbaglia perché crede di fare una cosa buona.
L’Uomo che perde la rotta di quello che é giusto.
Questo é l’Uomo. E molto altro.

Io mi chiedevo, mentre leggevo tutti i documenti. In quale attitudine mentale, spirituale, comportamentae ed esistenziale vogliamo collocarci tutti? In quale vi state ritrovando ora?
Poco importa quella in cui vi ritrovate, leggendo le vostre parole, importa che la riconosciate e che sappiate a quale di tutte queste volete tendere. Cosa volete per voi stessi? Cosa vogliamo per noi stessi? E cosa volete per l’associazione? Qual é l’attitudine interiore che l’associazione vuole avere?
Scusate, queste sono le mie “categorie”, non é detto che siano queste per tutti, o che tutti le intitolino allo stesso modo. E non é detto che sia obbligatorio entrare in una di queste. Sto solo sviluppando un pensiero. E non rivolgo il pensiero ad una sola delle due parti in gioco, lo rivolgo ad entrambe le parti.
Non posso valutare la realtà dei fatti perché é da tanto che non vedo le cose come sono in Brasile, é da molto che non partecipo ad incontri, perché é normale che entrambe le posizioni “tirino acqua al proprio mulino”, perché non si puo’ capire una situazione finanziaria da degli stralci di documenti, bisognerebbe averli per intero i documenti. E perché non si puo’ ccomprendere nel profondo le scelte di una persona senza aver vissuto le stesse situazioni, nelle stesse identiche condizioni.
Ma cosi’ vi state solo facendo del male. A voi stessi e reciprocamente.
Ho apprezzato molto il signor Edoardo, lui pone domande. A voi e sicuramente anche a se stesso. Ho letto pero’ poche risposte alle sue domande (ma il fatto che ilo non le abbia lette non significa obbligatoriamente che non ci siano state). Ma mi sembra una buona posizione. Fatevi domande, insieme, e datevi delle risposte, insieme. Domande profonde e risposte profonde. Non accuse, non colpi, non difese.
Tutto questo non mette in dubbio che, nonostante non apprezzi quello che entrambe le parti stanno scrivendo e soprattutto il modo in cui lo scrivono, la mia fiducia in Auremir non cambia e mai cambierà e che credo che l’associazione italiana stia cercando di lavorare al meglio delle sue possibilità e che quello che desidera sia il bene della Favela Garibaldi.
Avete già distrutto, ora é il momento di ricostruire.
Questo vorrebbe suor Giuliana. E so che questo é quello che anche tutti voi desiderate.
Con affetto
Laura

lunedì 2 novembre 2009

PORT APPIN, edo


Di fronte al molo c’è un sea food restaurant consigliato dalla guida per i suoi piatti di pesce e per il suo servizio di classe. Ci siamo andati dopo cinque giorni di self catering con le provviste incettate alla coop di Brodick. Non avevamo prenotato, per cui ci hanno assegnato un posto nell’antisala, la cosa non ci ha impressionato più di tanto, visto che la sala era gremita di vecchiume danaroso e supponente. Dal pieghevole abbandonato con astuta nonchalance sul tavolo, apprendiamo che il locale appartiene ad un certo Mc Ross che lo ha aperto non più di un anno fa ed ha già vinto una mezza dozzina di premi da non ben precisate associazioni di vivandieri e ristoratori - ci siamo chiesti quanti pranzi offerti alle giurie gli saranno costati - e che usa esclusivamente prodotto freschi di produzione locale. Abbiamo anche appreso, ma questo sul pieghevole non era scritto, che le porzioni sono da Nouvelle Couisine ed i prezzi inversamente proporzionali alle porzioni. Carol è uscita a fumare per non vedere il conto, chè, ha chiarito, le avrebbe fatto andare di traverso le langoustine, che poi, ha aggiunto, non sono altro che i nostri scampi solo più piccoli, che da noi costano un capitale, per carità, ma come fa quello a mangiarle con forchetta e coltello, e si riferisce allo spilungone del tavolo accanto, che sta cenando con una lei che non si capisce - si accettano scommesse - se sia sua madre o la sua “signora”. Il depliant invece descrive con dovizia di particolari le attrazioni dell’hotel annesso, comprese le tariffe per camera, nessuna al di sotto dei centoventi pounds a notte. Ma quello che ci lascia affranti è scoprire che agli ospiti dell’albergo è riservato il privilegio di tenere con sé il cane, pagando, è ovvio, una tariffa extra di quindici pounds a notte: noi ne paghiamo dodici per dormire allo yh di glencoe. Così va la vita…


lunedì 19 ottobre 2009

LA GRANDE MELA 3, carmen


Oct.1st

Oggi dopo la partenza ieri di Brenda ho visitato e vissuto una città diversa.
Il punto di vista di quelli che sono lontano dalle strade per turisti,
nella citta dei New Yorker.

Sono stata tranquilla nella sala caffè dell'hotel a riordinare il tutto
e sopratutto ad aspettare che il sole riscaldasse la mattinata.
Non è stato così, il sole è andato via: anche oggi per cui è freddo.
Mi sono coperta e ho iniziato a camminare per i block
guardando tutto con attenzione.
La città a quest'ora è popolata in ordine:
da dog-sitters in quantità, escono dagli edifici con tre quattro cani
di diversa razza e taglia al guinzaglio. Ne ho incrociati una trentina,
poi ci sono le babysitter, decine di signore con bimbi in carrozza.
Qualcuna sarà stata anche una mamma, ma erano tutte olivastre di carnagione
non così i bambini che portavano in giro. Ho dedotto saranno babysitter!
Davanti alle scuole in gruppo un bimbo in carrozzina e uno da prendere a scuola.
Ho fatto con loro una foto.
Qui i passeggini sono double seats che non vuol dire che sono per gemelli,
ma una poltroncina regular e una sotto, come i letti a castello.
Quando è freddo, come oggi, i bimbi vengono accomodati sotto e protetti
dalla poltroncina sopra.
Altra scoperta decine e decine di case in vendita.
Quelle on Sale sono tutte preparate, fiori nei vasi, decorazioni di stagione agli ingressi,
pulite e sistemate con cartello ON SALE e il nome dell'agenzia.
Questo la dice tutta sul mercato immobiliare affetto dalla crisi.
La deduzione viene confermata, pochi blocks e ho incrociato più di una ditta di trasporto per traslochi.
Ferme sul ciglio della strada "they move", le famiglie americane che lasciano le abitazioni
per trasferimento, vendita o chissa!
Sono passata davanti a diverse scuole, tutti gli scuolabus fermi ad attendere
l'uscita dei bimbi delle elementari, ogni bus per bimbi normodotati ce n'era uno per bimbi
con disabilità, tutti in fila 4 o 5 bus.
I babysitter o i genitori dei bimbi all'asilo, 3 bambi a testa accompagnavano i piccoli
al parco giochi di Central Park nonostante il tempo frizzante e le nuovole.
E il vento...! Dicono che Chicago sia the windy city, ma NYC non scherza.
Vento freddo che scende da Nord.
Do not Honk - cartelli a ogni angolo. Significa " non usare il clackson, quelli che lo
fanno vengono multati con 350 dollari.
New York sembra una città molto sicura, pulita.
Mi fermo in un negozio è diverso... da noi non ne ho visti.
E' un negozio di arts and crafts per tutti.
Fanno anche corsi e ti insegnano a modellare la creta, a dipingere, vendono modelli da
completare con colori o con pietre. Io scelgo delle pietre e mi accomodo in un banchetto
e mi danno il necessario per creare dei ciondoli senza addebito, paghi solo le pietre.
Alle mie spalle una babysitter o una mamma che intrattiene la sua piccola mentra colora dei cutout
Colore ovunque: a terra, sui muri, sui phon che servono ad asciugare la creta, l'acquarello...
Troppo simpatico questo negozio. Il proprietario sta partendo per l'Italia.
Attacco briga e gli dico che mi piacerebbe avere un negozio così in Italia.
Non si fanno grandi affari oggi a New York dice, lui stà partendo per l'Italia in Puglia
per un ciclotour.
Central Park è un immenso giardino, un parco con lago nel cuore della città.
Faccio una passeggiata, alcune recinsioni delimitano dei prati, altri invece sono aperti.
Vado avanti e mi rendo conto che anche nelle recinsioni ci sono dei varchi.
Leggo un cartello e scopro che i varchi vengono aperti a turno,
il cartello dice infatti di proteggere il parco e usare gli accessi ai prati a mezzo dei varchi,
regolano le entrate così da non camminare sempre negli stessi punti.
Central Park è anche l'unico parco che ho visto con i semafori.
Ci sono strade per macchine ad accesso limitato, piste ciclabili, promenades.
Tutto organizzato e sistemato.
Pulito e sicuro. Sicuro si ma solo di giorno.
Di notte Central Park è OFF LIMITS.
Godetevi le foto di questa giornata.